Le aziende del fitness sono immuni alla crisi?

Recentemente ho dato uno sguardo ad alcuni dati relativi alle chiusure delle varie categorie di attività commerciali, dal periodo pre-lockdown ad oggi.

Il primo dato che mi è saltato all’occhio è stato il numero impressionate relativo ai fallimenti: oltre il 70% delle aziende fallisce entro i primi 3 anni di attività.

E le altre invece?

Del 30% che riesce a sopravvivere, purtroppo solo un misero 10% circa riesce ad arrivare a 5 anni dalla sua fondazione e la cosa che mi ha più sorpreso è che a quanto pare il COVID non ha avuto nessuna incidenza specifica su questi dati, perché la tendenza è sempre la stessa da almeno un decennio.

Anzi, pare che i vari ristori previsti dai DPCM dei mesi passati, per quanto insufficienti, abbiano dopato le statistiche al contrario, mantenendo a galla tante aziende che, in assenza della pandemia, sarebbero sparite per la semplice incapacità dei titolari di portarle avanti in maniera sana.

La ristorazione è uno dei settori che soffre maggiormente di questo fenomeno di “turn-over”, e secondo questi dati in pratica ogni 10 attività che oggi aprono (tra ristoranti, bar e pizzerie), solo due o tre di queste saranno ancora lì tra 5 anni.

Per darti un’idea più precisa, queste sono le statistiche aggiornate al terzo trimestre 2020:

dati infocamere fallimenti 2020
dati infocamere fallimenti 2020

E il mondo del Fitness invece?

Qual è la situazione di Palestre, Box, Centri Personal etc?

La cosa che ti potrebbe sorprendere è che questi dati generali disastrosi sembrano non trovare conferma nel mondo del Fitness: infatti pare che quasi tutte le attività che hanno aperto negli ultimi 5 anni (e sono state veramente tante), siano ancora lì, senza nessuna intenzione di chiudere, indipendentemente da quanto dureranno lock down e chiusure.

Come interpretare questo dato?

Vuol dire che i proprietari di Palestre e Box sono anche degli imprenditori bravissimi, oppure che le Palestre non risentono della crisi economica?

Come hanno fatto queste attività a restare in piedi nonostante siano chiuse ormai da quasi 1 anno?

Ovviamente la magia non esiste, figuriamoci nel business che è fatto di freddi numeri, ed infatti come nel miglior spettacolo di Copperfield il trucco c’è, ma non si vede.

Te lo svelo io.

Se è vero che le palestre non chiudono e quindi disattendono l’andamento delle statistiche “generali”, è anche vero che non falliscono solo perché il Titolare si accontenta di fare lo schiavo sottopagato della sua stessa attività e preferisce tirare a campare finché porta a casa quei 1.000/1.500 € al mese (rigorosamente come rimborsi sportivi o peggio ancora in nero, senza versare contributi e senza nessun tipo di tutela).

In pratica il Titolare diventa una specie di lavoratore in nero di se stesso.

Il problema a mio parere è che la soglia d’ingresso per l’apertura di una palestra sia sempre stata troppo bassa.

Il settore ha avuto un boom negli ultimi 10 anni perché molte persone, magari trovatesi disoccupate in altri settori, si sono convinte che aprire una palestra fosse semplice.

Per questo motivo il settore si è praticamente saturato grazie all’ingresso nel mercato di strutture che pur partendo con tutte le migliori intenzioni si sono ritrovate a scoprire quale era l’amara realtà quando era troppo tardi.

Una palestra, un box o un centro personal sono aziende a tutti gli effetti e devono essere portate avanti come tali: non ci si può improvvisare.

Essere proprietario di un’attività non ti qualifica automaticamente come imprenditore.

Lavorare 10/12 ore al giorno come dipendente di te stesso, con tutte le responsabilità del caso, e solo per “tirare” fuori uno stipendio da fame è follia.

Quindi il risultato vero è che guardando i dati -ma conoscendo purtroppo molto bene la realtà del mercato del fitness- le palestre italiane non chiudono solo perché i titolari si “abituano” a guadagnare cifre al di sotto della soglia di povertà.

La verità è che la maggior parte delle aziende del fitness andava male già molto prima dell’emergenza Covid e continuerà ad andare peggio anche quando l’incubo delle zone gialle, fucsia oppure a pois sarà finito.

Ad esempio, le palestre riescono a non chiudere perché sano forme giuridiche vergognose e che non dovrebbero essere permesse (mi riferisco alle ASD e SSD), e grazie a questo riescono a non pagare i contributi a chi ci lavora dentro, non pagare l’iva e non pagare le tasse.

Questo crea l’illusione di “risparmio” per il titolare, che si sente furbo, e per combattere la crisi e la concorrenza abbassa i prezzi ed innesca un circolo vizioso, un vero cancro per tutto il sistema, che è quello che ha portato l’abbonamento medio di una palestra a costare meno di un caffè al giorno.

 

Se vuoi avere una attività, NULLA DI QUELLO CHE FAI DEVE ESSERE GRATIS.

Proporre un annuale a due spiccioli significa avallare un sistema che gioca al ribasso, dove a farne le spese sono le stesse persone che ci lavorano dentro, senza nemmeno accorgersene.

L’intero mondo del lavoro collegato al settore fitness è influenzato da questa guerra dei poveri ed è il motivo per cui un trainer laureato e certificato, verrà pagato meno di un immigrato che viene sfruttato in nero quando va a raccogliere pomodori.

Sia chiaro: nessuno deve essere sottopagato, quello sopra è solo un esempio forte che mi serve per farti capire che questa guerra degli abbonamenti iper-low-cost, il vizietto di non pagare le tasse e di sottopagare trainer e personale, è una bolla destinata a scoppiare presto, perché non è sostenibile per il sistema e non è sostenibile in primis per gli imprenditori.

Mi dispiace se qualcuno si sentirà offeso e toccato in prima persona da queste parole.

Chi rivede se stesso nelle mie parole invece dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda per capire che se qualcosa non cambia, il settore fitness rimarrà sempre povero, lui rimarrà sempre povero.

Al momento viviamo ancora nell’incertezza perché i tempi per la vaccinazione di massa sono lunghi, si parla di riaperture a spot, di riaperture con capienza limitata e solo Dio sa quanto ci vorrà a tornare ad una situazione di normalità vera.

Questo ovviamente non significa che dobbiamo rassegnarci ed attendere il nostro destino passivamente, anzi questo è il momento giusto per gettare le basi affinché il 2021 sia il nostro anno migliore.

Prima ancora di essere il fondatore assieme ad Andrea di Gym Partner, sono anche co-owner di CrossFit Cervia e quindi ho le mani in pasta in prima persona, affronto ogni giorno le tue stesse sfide e purtroppo so bene bene quali siano le difficoltà legate alle chiusure imposte dal governo.

Cosa fare allora per tirarsi fuori dalla massa, da questa situazione?

Tutto il ragionamento fatto fin qui punta esclusivamente a farti aprire gli occhi per farti capire che se oggi non fai qualcosa per raddrizzare il timone della tua barca, andrai a sbattere sugli scogli. Il mio obiettivo è invitarti a valutare un approccio diverso  ed iniziare a gestire la tua attività come un vero imprenditore, partendo dalla basi. Prima ancora di parlare di Business Model, di strategia, marketing o altro,  per tirare fuori la tua palestra da questa guerra tra poveri che va avanti ormai da anni, devi fare uno “switch”, un cambio di marcia a livello mentale e devi prepararti ad affrontare il tuo ruolo di owner in maniera diversa. Come avrai capito, il motivo per cui le palestre non chiudono, è che facevano la fame prima del lock down, la stanno facendo ora e la faranno anche quando tutto questo finirà. E siccome trainer e titolari si sono abituati a vivere di briciole, restano attaccati ad una barca ormai affondata con una tenacia che non ha senso. E anziché provare a cambiare realmente questa “distorsione” della loro attività e del sistema, ne restano complici, non capendo che sono questi i motivi per cui oggi il 95% delle palestre sono attività piccole, poco importanti e con un peso praticamente nullo: tant’è vero che ci hanno chiuso ad ottobre 2020 e a marzo 2021 neanche più ci nominano (non contiamo veramente un c…o). Se vuoi portare la tua palestra fuori da questa crisi, dovrai intervenire su una serie di argomenti di difficoltà crescente, che vanno affrontati secondo una precisa scala di priorità. Se hai voglia di prendere in mano le redini della tua attività, questo blog sarà un valido alleato, quindi continua a seguirci. Alla settimana prossima!

Mister Beef - Roberto Manzi

Laureato in Economia, Imprenditore e Consulente con oltre 20 anni di esperienza in aziende multinazionali.

Nel 2012 ha aperto uno dei primi Box CrossFit in Italia, venduto poi nel 2018, realizzando la prima operazione di vendita con profitto di un box funzionale.

Gym Partner è un marchio di Business Partner Srl – P.IVA 04475470409

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